• Andrea Marinelli

Kaki, il frutto dolce dell'autunno

Buongiorno e buon San Martino a tutti. Vi parlerò oggi di un albero che in questi giorni da il meglio di se, ovvero il Kaki.

Il kaki è un albero di medie dimensioni: da adulto raramente arriva aiIl kaki è un albero di medie dimensioni: da adulto raramente arriva alle 12 m di altezza. La specie presenta una caratteristica curiosa, quella di avere piante maschili, piante femminili, piante con fiori maschili ed ermafroditi e altre con fiori femminili ed ermafroditi. Le piante con fiori femminili ed ermafroditi sono quelle che portano a una buona fruttificazione anche se è sempre consigliabile avere altri esemplari di Kaki nelle vicinanze. Il kaki è lento nel partire, ci vogliono 3-4 anni per avere la fruttificazione ma da adulto è un albero generoso che arriva a produrre anche due o tre quintali di frutti da un solo esemplare. Non teme il freddo e ha bisogno di caldo estivo per poter ottenere frutti saporiti; un rischio a cui non esporre la pianta è quello della siccità, perché le radici del Kaki sono molto sensibili alla carenza idrica. Occorre quindi che il suolo sia fertile, fresco e regolarmente inumidito, evitando il ristagno idrico.



Nei giardini e negli orti è consigliabile lasciare al Kachi la sua forma naturale, molto bella, aperta e globosa. A bisogno di spazio: tra i diversi esemplari è bene lasciare da sei agli 8 m di terra. Non è necessario essere esperti potatori perché il Kachi ha bisogno solo di occasionali interventi di pulizia dal secco. Sugli esemplari vecchi, una drastica riduzione della chioma è d'aiuto per rinvigorire la vegetazione. La raccolta avviene in autunno, diciamo che questi sono i giorni migliori, quando l'albero è ormai privo di foglie. Una volta raccolti, considerando che i frutti non sempre sono maturi, vi consiglio di chiuderli in un sacchetto con alcune mele, che esaltano il gas etilene: questa sostanza in pochi giorni porterà i Kachi alla giusta maturazione. Non di rado si può vedere un albero di cachi con i frutti coperti di neve: essi rimangono infatti appesi ai rami nudi e il freddo contribuisce al loro processo di maturazione e di addolcimento della polpa che carica di tannino e quindi del tutto immangiabile se non perfettamente matura.


Andrea

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